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The Jasad Crown 👑#2

  • Immagine del redattore: lettriciinsolenti
    lettriciinsolenti
  • 23 feb
  • Tempo di lettura: 2 min

Probabilmente uno dei sequel che aspettavo di più in assoluto e sicuramente uno di quei libri di cui potrei parlare per ore senza stancarmi mai ⏳


#TheJasadCrown è stato un viaggio intenso, doloroso e profondamente emotivo, una storia che ti trascina pagina dopo pagina senza concederti tregua.


Dopo gli eventi di #TheJasadHeir torniamo accanto a 𝑺𝒚𝒍𝒗𝒊𝒂, ormai intrappolata in un destino che non può più ignorare. I regni sono sull’orlo della guerra, la magia proibita ✨ torna a reclamare spazio e le verità legate a 𝑱𝒂𝒔𝒂𝒅 emergono con una forza impossibile da fermare.


Sylvia e 𝑨𝒓𝒊𝒏 sono separati, ma solo nel corpo. Attraverso la magia, infatti, i loro incontri continuano a intrecciarsi oltre la distanza, e ogni volta è come riaprire una ferita mai guarita, e il mio cuore 🫀 non ha mai smesso di sanguinare 🩸.


Dovrebbero essere nemici, dovrebbero smettere di scegliersi e invece continuano a trovarsi, ferendosi 🗡️ e salvandosi nello stesso istante, pronti a mettere in discussione regni, doveri e perfino se stessi pur di proteggere l’altro.


Ma, se devo essere sincera, per me la vera anima della storia non è stata la guerra imminente né il complesso gioco politico.


È 𝐒𝐓𝐀𝐓𝐎 𝐀𝐑𝐈𝐍 🖤.


Arin è uno di quei personaggi che non chiedono di essere amati, e proprio per questo finiscono per diventarti immensi.


Deve essere controllato, freddo, distante, schiacciato dal ruolo che deve incarnare e dalle aspettative che lo tengono in gabbia. Eppure, tra le crepe di quella perfezione apparente, emerge tutta la sua umanità.


Ho sofferto con lui in modo quasi fisico. Ogni scelta trattenuta, ogni emozione soffocata, ogni sacrificio silenzioso pesa tra le righe. Più la storia avanzava, più sentivo la sua solitudine, il conflitto tra ciò che deve essere e ciò che vorrebbe concedersi di sentire davvero.


È raro trovare un personaggio capace di sostenere da solo un intero carico emotivo, ma Arin per me è stato esattamente questo: il battito costante della narrazione, il cuore che continua a pulsare anche quando tutto sembra crollare ❤️‍🔥.


Sylvia, così come 𝑺𝒆𝒇𝒂 𝒆 𝑴𝒂𝒓𝒆𝒌, restano fondamentali per lo sviluppo della trama e per l’equilibrio della storia, ma emotivamente non mi hanno raggiunta allo stesso modo. Il mio cuore tornava sempre lì: alle battaglie silenziose di Arin, ai suoi sacrifici, al dolore che porta con sé fin dall’infanzia, alla fragilità nascosta dietro il controllo e a quell’amore incrollabile che continua a guidarlo anche quando tutto gli chiede di rinunciare.


La scrittura di #SaraHashem si conferma potentissima, creando una tensione costante, dove ogni decisione ha un prezzo e ogni bivio significa inevitabilmente perdere qualcosa.


Arrivata all’ultima pagina ho provato quella malinconia dolceamara di aver salutato personaggi che continueranno a vivere oltre il libro, tra le pieghe del mio cuore.


Non ho amato ogni personaggio allo stesso modo, è vero. Ma questa resta una dilogia che consiglio senza esitazione, perché la verità è che non sono pronta a lasciare andare questa storia e ho bisogno di tornarci, consapevole che forse avrei avuto bisogno di qualche pagina in più per imparare a dirle addio.

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