La figlia preferita🧠📓
- lettriciinsolenti
- 15 mag
- Tempo di lettura: 2 min

Questo libro ha portato a galla delle ferite che non sanguinano più ma continuano a vivere sotto pelle.
Ferite che diventano abitudini. Difese. Silenzi. Bicchieri🥃riempiti troppo spesso.
E poi basta una telefonata per spalancare di nuovo tutto ciò che avevi sepolto📞
Mickey è una maestra d’asilo👩🏻🏫 che sopravvive più che vivere davvero. Ama i suoi bambini con tutta sé stessa, si prende cura degli altri con una dolcezza quasi struggente, ma di sé non sa più cosa farsene.
Dietro i sorrisi pazienti, le vocine allegre e le giornate scandite da colla, colori🖍️ e merendine, c’è una donna che trascina il peso di un abbandono mai guarito. Un padre sparito da un giorno all’altro. Una vita costruita sopra le macerie di quel vuoto. E una dipendenza che ormai è diventata compagnia silenziosa🍸
Quando scopre che suo padre è morto, Mickey pensa che non proverà nulla, e invece quell’uomo riesce a sconvolgerle ancora la vita, persino da morto.
Perché le lascia un’eredità enorme💰 ma ad una condizione assurda: dovrà completare sette sedute di psicoterapia🧠. Sette incontri per guardare finalmente in faccia tutto ciò che ha passato. Tutto ciò che continua a negare. Tutto ciò che l’ha trasformata nella persona che è oggi.
E da qui parte una storia che è molto più di un romanzo familiare. È una dissezione emotiva. Una di quelle storie che ti scavano dentro piano piano, senza bisogno di urlare🥺
La cosa che mi ha colpita di più è stata proprio Mickey. Così imperfetta, così reale, così arrabbiata col mondo e allo stesso tempo disperatamente bisognosa d’amore. È uno di quei personaggi che a volte vorresti abbracciare e altre vorresti scuotere forte, perché continua ad autodistruggersi davanti ai tuoi occhi. Ed è stato facile immedesimarsi in quegli aspetti che vedo così simili anche in me stessa.
E poi c’è Arlo, l’altra figlia. La “figlia perfetta”. Quella che apparentemente ha avuto tutto ciò che a Mickey è stato negato. Ma il bello del libro è proprio questo: mostra quanto ogni famiglia abbia crepe invisibili, quanto il dolore cambi forma da persona a persona. Nessuno qui è davvero salvo. Nessuno è davvero intero.
Mi è piaciuto molto il modo in cui il romanzo parla di trauma, dipendenze, abbandono e salute mentale senza trasformarli in cliché. La terapia non viene romanticizzata, ma mostrata per quello che spesso è davvero: scomoda, dolorosa e destabilizzante. Un posto dove non puoi più mentire a te stesso.
Eppure, in mezzo a tutto questo dolore, c’è anche tantissima umanità.
Ho trovato meravigliosa anche la scrittura, intensa ma scorrevole, ironica nei momenti giusti, capace di passare dalla devastazione emotiva a battute quasi taglienti senza mai perdere autenticità che ti permette di ridere mentre hai il cuore stretto💔.
#LaFigliaPreferita parla di ciò che ereditiamo davvero dai nostri genitori. Non i soldi💸. Non le case.🏠 Ma i vuoti, i silenzi, le paure e quell'amore dato male o non dato affatto.
È uno di quei libri che non hanno bisogno di grandi colpi di scena per distruggerti un pezzetto alla volta. Ti entrano dentro lentamente e poi restano lì.
Una lettura che mi ha stabilizzata perché sento particolarmente vicina, e che consiglio senza indugio💓


