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Duramadre 🧠🤱🏻

  • Immagine del redattore: lettriciinsolenti
    lettriciinsolenti
  • 31 mar
  • Tempo di lettura: 2 min

Se con #LaGrandeSete avevo già intuito la potenza della penna✒️ della Cassano, qui ho sentito proprio uno strappo. Uno di quelli che ti prende il petto e non ti lascia più.


Questa lettura l'ho sentita particolarmente vicina per via di tutte le tematiche trattate. Per il peso delle aspettative, del giudizio sociale, soprattutto nel Sud, ancora oggi 💔 per il ruolo della donna e dei sacrifici che sempre in un modo o nell'altro segnano il suo cammino, per le famiglie che feriscono più di quanto proteggano.


Mi sono sentita 𝐂𝐞𝐥𝐞𝐬𝐭𝐞 nel sentire il peso degli sguardi, nel silenzio che soffoca una casa🏡, nel rumore di una vita che si rompe piano, senza fare troppo rumore, ma quando ti accorgi della voragine è troppo tardi.


#Duramadre non si limita a colpirti: ti scava dentro, e oggi proverò a farvi capire di cosa si tratta.

Celeste arriva da Napoli con una valigia🧳 piena d’amore e si ritrova in un paese che sembra respingerla a ogni passo. Lei è più grande di 𝐓𝐨𝐧𝐢𝐨, porta il peso di essere “quella venuta da fuori”, quella vecchia, quella maledetta.


In paese viene guardata. Giudicata. Ridotta a qualcosa che non va bene. E quel disagio ti si appiccica addosso come una stigmate indelebile👀.


Tonio la ama, sì, ma è un amore che resta sospeso, incapace di diventare davvero scelta. Tonio non prende posizione, non si schiera apertamente contro tutti, lascia che siano gli altri, soprattutto sua madre 𝐋𝐚𝐮𝐫𝐚, a decidere.


Perché Laura non è solo una suocera difficile. È una madre che trattiene, che stringe, che non lascia andare. Una maternità che diventa gabbia⛓️.


Dall’altra parte c’è Celeste, con il suo segreto, con quella ferita silenziosa che riguarda proprio la maternità, qualcosa che non potrà avere, qualcosa che le viene rinfacciato senza pietà.


Da una parte una maternità negata.

Dall’altra una maternità soffocante, possessiva, quasi malata.


Intorno a loro si muove una famiglia piena di crepe💔, di cose non dette, di dolori che si trascinano negli anni.


Il passato ritorna a ondate, tra ricordi e verità nascoste, e quella che tutti chiamano la 𝐦𝐚𝐥𝐞𝐝𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 che sembra quasi reale, ma che in fondo nasce da qualcosa di molto umano: da scelte sbagliate, dal dolore non elaborato, da colpe che si tramandano e scavano solchi irriducibili🪡


E in mezzo a tutto questo, Celeste prova a restare a galla. Ci prova davvero, con la sua immensa dignità e fragilità. Ma ci sono luoghi che non ti vogliono.

E restare, a volte, significa solo smettere di esistere un pezzo alla volta🧩.


Quando decide di andare via, non è una sconfitta, ma l’unico modo per salvarsi.


Il finale non ve lo racconto, ma sappiate che ho pianto di frustrazione, non tanto per il gesto in sé, ma per tutto quello che c’è voluto per arrivarci.


Questa è una storia che parla di amore, sì.

Ma anche di famiglie che feriscono, di aspettative che soffocano, di donne che devono continuamente dimostrare di essere “𝙖𝙗𝙗𝙖𝙨𝙩𝙖𝙣𝙯𝙖”.


E soprattutto parla di quanto sia difficile scegliere se stessi, quando si crede di non essere all'altezza.


Ho chiuso questo libro con quella sensazione strana, un misto tra malinconia e gratitudine. Perché fa male, ma è un dolore che serve.

Quelli che ci ricordano che certe volte scegliersi è l’atto più difficile di tutti.

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