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Liberi come l'aurora 🌅

  • Immagine del redattore: lettriciinsolenti
    lettriciinsolenti
  • 3 apr
  • Tempo di lettura: 2 min

Alcune storie nascono dal gelo❄️, dal silenzio, ma che sanno comunque portare quella luce ✨ che esiste solo nei luoghi più estremi. Queste, sono le storie che non fanno rumore, ma ti entrano dentro, come un’aurora boreale che ti mozza il fiato e ti lascia lì, muta di meraviglia.


Con #LeggeriComelAurora la Nardi ci porta nella gelida 𝑻𝒓𝒐𝒎𝒔ø 🇳🇴 e costruisce una storia delicata ma potentissima, fatta di crepe, di silenzi e di anime che si cercano anche quando non sanno più come fare.


𝗦𝘆𝗻𝗻ø𝘃𝗲 è cresciuta in un orfanotrofio, dopo aver perso tutto troppo presto. In quel luogo le viene portato via ogni cosa: il passato, i ricordi, perfino il senso di appartenenza. Non le resta niente, almeno finché non incontra 𝐀𝐫𝐞𝐧.


Anche lui è “ᴛʀᴏᴘᴘᴏ ɢʀᴀɴᴅᴇ” per essere scelto. Anche lui è rimasto indietro.


Tra loro nasce qualcosa di fragile e immenso allo stesso tempo: un legame fatto di sguardi, di silenzi condivisi sotto l’aurora🌄, di promesse sussurrate, per paura che anche quelle vengano strappate via. Aren diventa rifugio, e quel barattolo con quarantatré bottoni🧸 strappati ai peluche lasciati dai bambini ormai adottati, non è solo un oggetto: è il primo 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐜𝐨𝐬𝐚 che appartiene davvero a Synnøve. Un piccolo universo tutto suo🫙


Ma il tempo passa. E le ferite non guariscono da sole.


Nel presente incontriamo 𝐋𝐞𝐯𝐢. O forse dovremmo dire Honani. Un ragazzo che ha cambiato nome per scappare da ciò che era, da un amore che gli ha spezzato il cuore💔 e da un passato che brucia ancora.


Anche Synnøve sta solo fuggendo, e sopravvivendo.

L’uomo che avrebbe dovuto salvarla si è rivelato un mostro. Un incubo fatto di paura e prigionia⛓️, in un cottage isolato, da cui riesce a liberarsi solo compiendo qualcosa di terribile. Qualcosa che non si dimentica.


Quando Levi la trova, infreddolita, affamata, distrutta non fa domande. Le offre un rifugio, e anche una lenta cura, fatta di presenza, di gesti piccoli☕, di protezione che cresce senza chiedere nulla in cambio🤍


La storia si muove tra passato e presente, cucendo🪡 piano tutti i pezzi. Perché Aren è stato la speranza. La voce dolce che le indicava la luce quando tutto era buio.


Ma Levi è il presente, è la scelta, è colui che resta quando scappare non è più un’opzione.


E quando il passato torna a bussare🚪, perché torna sempre, Synnøve capisce che il cuore, alla fine, sa già dove andare.


Un romanzo che parla di sopravvivenza, di identità, di seconde possibilità. Ma soprattutto parla di appartenenza. Di cosa significa trovare qualcuno che non ti chiede di essere diversa, ma ti accoglie esattamente per ciò che sei, anche nelle tue crepe.


È una storia che parte dal male, ma in quel dolore trova la sua luce, proprio come un’aurora, che illumina anche il buio più fitto.


Grazie a Rita Nardi per aver dato voce a una fragilità così potente, e per averci ricordato che anche le anime più spezzate possono imparare, piano, a sentirsi di nuovo 𝒍𝒆𝒈𝒈𝒆𝒓𝒆🪶


E voi?

Siete più legati ai ricordi del passato, o al vostro presente?

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