Il bambino che perse la guerra 🪖
- lettriciinsolenti
- 6 giorni fa
- Tempo di lettura: 1 min

Molti parlano della guerra, ma pochi di concentrano su quello che resta dopo: le stanze vuote, le lettere mai arrivate💌, le madri che continuano ad aspettare anche quando nessuno tornerà più.
Questo romanzo è una 𝒇𝒆𝒓𝒊𝒕𝒂💔raccontata sottovoce.
Pablo ha cinque anni quando viene separato da sua madre e mandato lontano, in Russia, insieme ad altri bambini spagnoli.
Gli adulti parlano di sicurezza, di futuro, di ideali più grandi della paura.
Ma Pablo capisce solo una cosa: la mano 🤝🏻che stringeva la sua viene lasciata andare.
E da quel momento la storia diventa 𝒖𝒏’𝒂𝒕𝒕𝒆𝒔𝒂 𝒊𝒏𝒇𝒊𝒏𝒊𝒕𝒂♾️.
Seguiamo Pablo mentre cresce in un paese che non è il suo, imparando una lingua che cancella lentamente la precedente, adattandosi a un’identità costruita per lui.
E seguiamo anche sua madre, rimasta in Spagna🇪🇸, imprigionata in un tempo che non scorre più, aggrappata alla speranza come all’ultima forma possibile di respiro.
La guerra qui non è fatta di battaglie.
È 𝐟𝐚𝐭𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐝𝐢𝐬𝐭𝐚𝐧𝐳𝐞.
📆Di anni che passano senza potersi toccare.
Di fotografie🎞️consumate.
Di ricordi che diventano più reali della vita stessa.
La scrittura è delicata, non cerca mai di commuovere apertamente, eppure ci riesce continuamente, perché racconta la parte più crudele della storia; mentre le ideologie passano, i regimi cambiano, quello che viene spezzato tra una madre e un figlio non torna mai identico a prima.
Pagina dopo pagina capiamo che non tutti perdono la guerra nello stesso momento.
Alcuni la perdono lentamente, ogni giorno, continuando a vivere.
Questo è un romanzo sull’infanzia rubata, sull’identità smarrita e sull’amore che resiste anche quando non sa più dove andare.


